puoi riprenderti il mio fegato, il mio cuore, i miei polmoni, e le rètine con sopra la tua immagine capovolta
Belle con l’anima post-punk. La frontwoman delle Savages Jehnny Beth mi inchioda con lo sguardo paranormale di Ian Curtis e mi richiama all’ordine con gli urli di battaglia di Siouxsie.
Mi viene subito da spegnere il cellulare e concentrarmi sulla musica, totalmente irretita dai Manifesti di queste 4 ragazze inglesi:
IF THE WORLD WOULD SHUT UP
EVEN FOR A WHILE
PERHAPS
WE WOULD START HEARING THE DISTANT RHYTHM OF AN ANGRY YOUNG TUNE – AND RECOMPOSE OURSELVESE chiaramente mi sono ormai completamente concessa ai suoni, che come li fanno loro si possono, anzi si devono fare: musica da sentire a tutto volume e con la panza. Ritorno alle mie emozioni. In realtà non me ne sono mai andata ma che bellezza sentirle manifestate.
Mi sembra poi che il nostro compaesano Giorgio Testi, regista del video di Shut Up dal primo album Silence Yourself uscito a maggio, abbia reso con grande raffinatezza questa estetica fondante, fendente e femminile.
P. ha un piccolo tesoro: centinaia di fumetti di texe viller, dal numero 1. Un giorno li ammolla tutti nella vasca poi li strappa perché ha deciso che nessuno dei posteri può averli. Ha strappato anche un libro di Bennistèfano, perché era brutto davero. Gli altri so’ belli, però. Quando si stufa di rileggere tutti i russi e i francesi prende l’enciclopedia e cerca nuovi autori da mandare a comprare. I santini sistemati come tarocchi sui tavoli e le credenze lo guardano trascinarsi in sala, prendere uno dei volumi bianchi e bordeaux e tornare in cucina. Le mani rosse di 10 frizioni d’alcol al giorno sfogliano tremolando, e dopo chissà quanto liberano il telefono dalle spire polverose del suo stesso cavo, e lo resuscitano. Chiede dei libri che ha scelto, solo che masticare parole è come provare a masticare cibo, e non si capisce proprio ‘ncazzo signò, com’ha detto?
Alle sei tira fuori dal frigo due radiche da lessare per scacciarsi il demonio dalle budella.
negli anni settanta si sono sposati, si sono sentiti veramente fighissimi e hanno comperato non uno, ma due lampadari di desa-ain componibili a piacere con tanti delicatissimi anelli di cristallo che si incastrano l’uno con l’altro in fragile equilibrio. Non pensavano a quando uno dei due sarebbe morto e l’altro sarebbe rimasto solo arrampicato su una scala per disfarli e lavare tutti gli anelli, uno a uno, una volta ogni tanto -quando il cristallo diventa opaco per la zélla - e rimetterli appesi, ma mai nello stesso modo, perché sono tutti diversi l’uno dall’altro, e non viene mai, mai la stessa cosa.
Trailer - Non al denaro, non al vento, nè al sole (di Marco Calvise)
- il treno più va veloce più non lo senti arrivare
- la merda più la smucini e più puzza
- più dormi più c’hai sonno
- più pulisci più si sporca
- più glielo dici e più non lo farà